Storia della Vigna

Ormai sono diversi anni che mi dedico al vino e più tempo passa più mi sento inadeguato a comprendere la sacralità liturgica di una fermentazione alcolica.

Stiamo assistendo ad una forte crisi identitaria del mondo del vino, dai consumatori occasionali ai produttori, passando per gli appassionati enoici. Tutti disorientati dagli altissimi standard tecnici dei vini, tutti ottimi, tutti privi di difetti, tutti tristemente uguali!

Sembra tutto chiaro a tutti, i vini stanno diventando sempre più tecnici, salvo poi scoprire che superati gli effetti speciali delle prime degustazioni, i vini di tutto il pianeta si stanno conformando ai canoni della facile beva, perdendo di vista la territorialità ed il legame con la tradizione dei luoghi e l’essenza del vignaiolo. Ormai il vino è piegato ad una logica di bevanda e non più ad una fonte di nutrimento per il genere umano e per la sua anima.

Come dicevo, è da quasi 13 anni che mi dedico al vino; niente se pensiamo a chi fa vini da generazioni ed è alla 30esima vendemmia. E di questo sono totalmente consapevole.

Sono partito dal legame affettivo ai vini di mio nonno pugliese, contadino puro e crudo, che faceva vini per sé, per la famiglia e per pochi meritevoli della sua amicizia… Vini prodotti con logiche antiche in una cantina pensata su 2 livelli per sfruttare al meglio la gravità. Vini fatti da uve che ricevevano al massimo 2-3 trattamenti di verderame ed un po’ di zolfo in polvere. Il resto avveniva naturalmente in cantina, senza interventi di nessun genere, qualche travaso e poi si consumava il vino a tavola in brocche che venivano riempite al momento.

Terminata la sua esperienza, in famiglia nessuno dei figli volle proseguire e quasi 40 anni fa si consumò l’ultima annata! Allora ero molto giovane e mai avrei pensato di produrre vino nella mia vita.

thanks photo © Winestories

In realtà il mio caro nonno mi aveva lasciato un tarlo nell’inconscio che con il passare degli anni si faceva sempre più grande, f ino a spingermi a cambiare vita e a convincere la mia famiglia a seguirmi in questo folle progetto di riprendere in mano il bandolo della matassa da dove l’aveva lasciato il mio amato nonno.

Con mia moglie abbiamo lasciato Milano, dove ormai vivevamo da oltre 10 anni, per trasferirci nelle Marche seguiti dai nostri figli.

Il riavvicinamento al mondo del vino è stato molto graduale, inizialmente mi sono affidato ad una cantina vicina per farmi aiutare nelle scelte, poi ho chiesto ad un agronomo e ad un enologo di affiancarmi nelle attività agronomiche e di cantina ed i primi anni ho fatto una grande fatica ad affermare i principi a me cari di sostenibilità ambientale.

Ogni anno che passava, mi sentivo sempre più inadeguato al ruolo di vignaiolo e quel desiderio di ritrovare il vino di mio nonno con quei profumi di selvatico dal carattere indomabile si allontanava sempre più, finché, alla manifestazione “Sorgente del Vino” del 2015, ho assaggiato un vino siciliano fermentato sui raspi. Mi si è aperta la memoria, in un sorso ho rivisto la mia infanzia e mi è tornata in mente l’atmosfera della vendemmia con mani tinte di mosto e rughe di saggezza contadina. Spinto dal desiderio di ritrovare la semplicità e le radici di quelle tecniche antiche, ho avvertito il bisogno di fare un viaggio in Georgia, dove ancora oggi si fa uso di pratiche di vinificazione millenaria.

Ad oggi, volendo fotografare le nostre principali pratiche vitivinicole, possiamo innanzitutto dire che abbiamo abbandonato totalmente l’interventismo sia in cantina, sia in vigna. Abbiamo semplificato tanto e vorremmo semplificare ulteriormente pensando a quei luoghi dove ancora oggi si fa vino in anfora con il solo ausilio di un secchio, una spugna ed uno spazzolone, mentre di chimico si usa solo citrico per lavare e metabisolfito per disinfettare gli attrezzi e non nel vino.

Luna aiutami tu!

Vigna

Coltiviamo il visibile e l’invisibile!

Il vigneto di proprietà è adiacente alla cantina ed è composto da 2,2 ha di Lacrima e da 1,5 ha di Verdicchio di proprietà e 2 ettari di verdicchio in affitto; è disposto su un declivio collinare che va da 290 a 250 m slm. Il suolo è argilloso-calcareo e l’orientamento è verso ovest, nord-ovest. L’allevamento è Guyot doppio alternato.

Usiamo principalmente Humus di lombrichi, sovescio e preparati biodinamici (Propoli, tisane, fermenti lattici, aceto, aglio, peperoncino, lemonina, ecc.) per ripopolare il suolo e rafforzare le difese della vigna. In presenza di eventuali attacchi patogeni si fa anche uso di piccoli quantitativi di rame e zolfo.

Rifiutiamo categoricamente l’utilizzo di prodotti di sintesi, diserbanti e pesticidi, in quanto pregiudicano la bio-diversità del territorio, fondamentale per consentire agli insetti di depositare lieviti di ceppi differenti sulle bucce, consentendo così una fermentazione che doni i veri aromi del territorio.

Quanto alla concimazione, ci affidiamo ai sovesci con favino e mix di leguminose, i tralci di potatura e quant’altro rimangono sul terreno e vengono trinciati periodicamente al fine di creare un sub-strato organico infeltrito, in grado di rallentare l’evaporazione dell’acqua dal suolo e assicurare nutrimento al micro-mondo presente in vigna.

Durante le fasi vegetative, non pratichiamo nessuna forma di cimatura e i tralci più indomabili vengono rimessi manualmente all’interno dell’impalcato del vigneto.

La vendemmia viene eseguita manualmente con casse da 25 l e si svolge in tre fasi, al fine di creare diverse basi di vino che verranno usate per l’assemblaggio finale seguendo il personale gusto.

La resa si aggira tra i 30 ed i 50 quintali per ettaro.

thanks photo © Winestories
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Cantina

In cantina facciamo fermentazioni spontanee, serbatoi di acciaio che manteniamo a temperatura geotermica attraverso un sistema di ricircolo endogeno, bassissimi livelli di metabisolfito, pochi travasi solo se necessari ad eliminare eventuali riduzioni, nessuna aggiunta di additivi.

In cantina non filtriamo.

Le uve arrivano in cantina nell’arco di pochissimi minuti, vista la vicinanza dal vigneto. Inizialmente le uve non vengono pigiate ma solo diraspate: i bianchi fanno una breve macerazione sulle bucce, seguita da una spremitura soffice, mentre i rossi cominciano immediatamente la fermentazione.

In parallelo, da ormai 7 anni, stiamo affiancando a quanto elencato la vinificazione tradizionale in qvevri (anfore interrate) georgiane, che per noi rappresenta la massima espressione della nostra filosofia, dove il vino è sintesi del territorio, della stagionalità, della tipicità del vitigno e dell’umore del vignaiolo.

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